Si tratta di una proposta di accordo presentata dall’azienda ai propri creditori con l’obiettivo di ridurre il peso del debito e consentire all’attività di superare la fase critica. Se l’accordo viene raggiunto, deve essere registrato presso il registro delle imprese. Grazie ai tempi tecnici spesso prolungati, è possibile redigere l’accordo e, una volta ottenuta l’approvazione dei creditori, utilizzarlo per proteggere alcuni beni aziendali dall’azione esecutiva, in attesa del completamento delle procedure necessarie.
Questo documento è redatto da un esperto e attesta la veridicità dei dati economici dell’azienda e la fattibilità del piano di ristrutturazione. Nel piano devono essere indicati i dettagli e i tempi di rimborso.
In situazioni di crisi, l’imprenditore può richiedere l’approvazione di un accordo di ristrutturazione del debito, ma è essenziale che almeno il 60% dei creditori aderisca al piano per coprire l’intero debito aziendale.
Anche i creditori che non aderiscono (entro il 40%) hanno diritto al pagamento integrale dei crediti vantati, ma non possono ostacolare il completamento della ristrutturazione del debito. Le percentuali sono calcolate in base all’importo del credito e non al numero di creditori.
I debiti ammessi nell’accordo di ristrutturazione includono debiti finanziari (come mutui, prestiti e leasing), debiti commerciali, debiti fiscali (anche verso Equitalia) e debiti previdenziali verso l’INPS.
Nel piano di ristrutturazione, il debitore deve specificare come intende saldare i debiti, proponendo diverse opzioni che i creditori possono accettare o rifiutare. Tra le possibilità ci sono la dilazione dei pagamenti (soprattutto con il Fisco e l’INPS), la conversione dei debiti in azioni con aumento di capitale corrispondente al valore contabile del debito, il trasferimento di attività ai creditori o l’emissione di prestiti obbligazionari convertibili in azioni per estinguere il debito.
Accordo di ristrutturazione del debito: a chi rivolgersi
Per ottenere un accordo di ristrutturazione del debito è fondamentale possedere competenze di mediazione e negoziazione per presentare strategie convincenti di ristrutturazione del debito aziendale ai creditori. Secondo l’articolo 182 bis della Legge Fallimentare, la richiesta deve includere “una relazione redatta da un professionista designato dal debitore (…) sulla veridicità dei dati aziendali e sull’attuabilità dell’accordo stesso, con particolare attenzione alla capacità di garantire il pagamento integrale dei creditori estranei”.
Inoltre, è essenziale condurre un’analisi dei contratti bancari alla base del debito per individuare eventuali criticità, che possono essere sfruttate durante le negoziazioni con le banche creditrici, ad esempio attraverso una perizia finanziaria per identificare situazioni come anatocismo bancario o usura.
Per questo motivo, per avviare una procedura di ristrutturazione del debito, è cruciale affidarsi a professionisti specializzati nel recupero delle perdite finanziarie, in grado di assistere il debitore nella negoziazione per risolvere le controversie e raggiungere accordi vantaggiosi di ristrutturazione del debito.
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